Restare o partire? le nuove generazioni al centro del confronto promosso dall’Hub della Conoscenza

Una riflessione aperta sul rapporto tra giovani e territorio, sulle opportunità che spingono a restare e sulle ragioni che, invece, portano a cercare altrove il proprio futuro.
È stato questo il filo conduttore del primo workshop “Restare o partire? cosa pensano davvero le nuove generazioni? promosso dall’Hub della Conoscenza, insieme al Giornale di Brescia, Cassa Padana e Federazione Lombarda delle BCC, ospitato il 18 giugno nella sala Libretti della sede del quotidiano bresciano.

Nunzia Vallini, Direttrice del Giornale di Brescia, ha aperto l’incontro con la presentazione del sondaggio “Next gen power: i giovani alla guida del futuro (e senza bisogno di retrovisori), con l’aiuto di Sara Olivetti, studentessa dell’IIS Capirola di Leno. Partendo dall’ascolto di oltre 6.000 studenti, il confronto ha restituito l’immagine di una generazione molto diversa da quella spesso raccontata dagli stereotipi: consapevole, pragmatica, attenta alla qualità della vita, desiderosa di contribuire e di partecipare.
Sara Olivetti ha rappresentato la voce dei giovani emersa dalla ricerca: una generazione che cerca opportunità, ma anche relazioni significative, equilibrio tra vita e lavoro, fiducia e la possibilità di esprimere il proprio potenziale all’interno di comunità accoglienti e dinamiche.

Il valore del Credito Cooperativo: l’intervento di Giulia Zanoni

Tra gli interventi della serata, quello di Giulia Zanoni, neoeletta membro del CDC Nazionale Giovani Soci e Vice Portavoce della Rete Regionale Giovani Soci Lombardia che, partendo proprio dal titolo dell’evento, ha evidenziato come la scelta tra “restare o partire” non riguardi solo un singolo giovane, ma coinvolga il territorio e la comunità in cui vive.
“Per affrontare le grandi sfide del presente bisogna costruire alleanze”, ha sottolineato, indicando la collaborazione tra generazioni uno strumento fondamentale per ridurre le distanze che molti giovani percepiscono rispetto ai luoghi in cui crescono.

Secondo Giulia Zanoni infatti, le nuove generazioni cercano innanzitutto relazioni autentiche, occasioni di incontro e una comunità capace di ascoltarle e comprenderle. Un bisogno che si riflette anche nell’esperienza del credito cooperativo. Proprio da queste esigenze, circa quindici anni fa, nacquero i primi gruppi Giovani Soci BCC. Oggi sono dieci i gruppi attivi sul territorio, segno di una generazione che desidera partecipare e contribuire alla vita della propria comunità.
“Restare o partire? a questa domanda non esiste una risposta valida per tutti. La vera sfida sarà creare le condizioni affinché chi desidera restare possa farlo. Il credito cooperativo possiede gli strumenti e i valori per contribuire a questo obiettivo”, ha concluso Zanoni.

Tavola rotonda: Alessandro Azzi, Giuliano Noci. Michele Pasinetti

Il confronto è poi proseguito con una tavola rotonda che ha coinvolto Alessandro Azzi, Presidente Federazione Lombarda delle BCC, Giuliano Noci, Direttore dell’Hub della Conoscenza e Michele Pasinetti, Vicepresidente di Confcooperative Brescia.

Per Azzi la sfida consiste nel comprendere il mondo attraverso lo sguardo delle nuove generazioni. In un contesto in cui molti giovani percepiscono altrove maggiori opportunità, il Credito Cooperativo è chiamato a rafforzare la propria funzione di agente di sviluppo locale, creando le condizioni affinché i territori siano capaci di attrarre talenti, generare fiducia e offrire prospettive di futuro.

Hub della Conoscenza: un possibile modello nazionale

Rispondendo a una sollecitazione del Presidente Azzi sul ruolo delle BCC in questo percorso, Giuliano Noci ha ripercorso il lavoro svolto dall’Hub della Conoscenza negli ultimi tre anni. Un’esperienza che, a suo avviso, rappresenta un possibile modello nazionale di sviluppo territoriale, capace di unire due esigenze apparentemente opposte: il radicamento nel territorio e la capacità di proiettarsi nel futuro attraverso il cambiamento. “Chi ha l’ambizione di progettare il futuro non può limitarsi a guardare al passato”, ha osservato Noci. “Per questo è fondamentale ascoltare i giovani, coinvolgerli e valorizzare il loro modo di interpretare il mondo”.

Fiducia, partecipazione e connessione

Dall’esperienza maturata in questi anni, il docente ha individuato tre insegnamenti principali. Il primo riguarda il potenziale delle nuove generazioni, spesso sottovalutato: i giovani chiedono fiducia, partecipazione e connessione. Il secondo è la necessità di recuperare il senso del bene comune, elemento che la società contemporanea rischia di smarrire. Il terzo riguarda il ruolo del credito cooperativo, che continua a rappresentare una forma concreta di accompagnamento e sostegno allo sviluppo delle comunità locali.

Il valore della partecipazione e della cooperazione

Sul valore della partecipazione si è soffermato in particolar modo Michele Pasinetti, che ha definito la cooperazione uno strumento capace di educare alla cittadinanza attiva, al lavoro e alla ricerca di un equilibrio tra dimensione professionale e vita personale. Partecipare significa dedicare tempo, ascoltare e costruire insieme.

La cooperazione rappresenta uno spazio in cui il lavoro può tornare a essere fonte di significato, relazione e benessere. Pasinetti ha inoltre richiamato l’attenzione su un fenomeno spesso meno visibile: quello dei giovani che faticano a trovare il proprio percorso. “Parliamo spesso di ragazzi che riescono a superare le pressioni formative e lavorative, ma ce ne sono molti altri che ne restano schiacciati”, ha spiegato, ricordando come nella sola provincia di Brescia siano circa diecimila i giovani classificati come Neet. Per affrontare questa sfida, il sistema cooperativo bresciano ha avviato una rete di partenariato finalizzata a intercettare e riattivare questi ragazzi attraverso percorsi personalizzati.

Giovani e Intelligenza Artificiale

Nel corso del dibattito è emerso anche il tema dell’Intelligenza artificiale e del suo impatto sulle nuove generazioni. Secondo il Professore, molti giovani guardano a questa trasformazione con una certa inquietudine, legata soprattutto al timore di una progressiva disumanizzazione della società.
La tecnologia deve essere al servizio delle persone. L’intelligenza artificiale ci obbliga a interrogarci su ciò che rende autenticamente umano l’uomo: la coscienza, l’anima, la capacità di assumersi responsabilità”.
Anche su questo fronte, il messaggio che arriva dai giovani appare chiaro: desiderano essere coinvolti nei processi decisionali e chiedono una governance responsabile delle trasformazioni tecnologiche che stanno ridisegnando il futuro.

Un confronto che ha restituito un’immagine delle nuove generazioni ben diversa da quella spesso raccontata: giovani che non chiedono scorciatoie, ma opportunità per partecipare, contribuire e costruire il proprio futuro all’interno di comunità capaci di ascoltarli e valorizzarli.

 

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