Quale direzione deve prendere il Made in Italy per restare competitivo in un mondo in continua evoluzione? Come si coniugano sviluppo economico, sostenibilità e coesione sociale? Ma soprattutto, quale ruolo avranno i giovani in questo scenario futuro?
Queste sono solo alcune delle domande emerse durante il convegno “Territori e Imprese del Made in Italy, nuova bussola cercasi”, organizzato dall’Hub della Conoscenza, il 1° aprile 2025, presso il Cassa Padana Forum.
L’incontro, grazie alla presenza di ospiti illustri, tra cui rappresentati del mondo accademico e bancario, ha messo al centro il rapporto tra imprese e territori, sottolineando l’importanza di un modello di sviluppo che guardi al futuro con pragmatismo e visione.
A rendere il convegno ancora più significativo è stato il contributo di due giovani studentesse, Camilla Zanetti, dell’ITAS Pastori, e Paramjiit Kaur, dell’IIS Capirola che, con i loro interventi, hanno offerto il loro punto di vista e uno spaccato delle nuove generazioni.
Ad aprire i lavori, dopo i saluti introduttivi di Giuliano Noci, Direttore dell’Hub della Conoscenza, è stato Romano Bettinsoli, Presidente di Cassa Padana, che ha sottolineato il ruolo delle banche di credito cooperativo nello sviluppo dei territori e nel sostegno alle comunità locali.
Cassa Padana, in quanto founding partner dell’Hub della Conoscenza, ha scelto di investire nelle persone, provando a costruire un ponte tra il mondo dei giovani, delle imprese e delle istituzioni.
Ed è proprio dai giovani che sono arrivati i messaggi più incisivi della giornata: Camilla Zanetti, ha affrontato il tema della mobilità sostenibile, sottolineando come non possa essere solo una moda dell’evento, ma una necessità strutturale. “La grande sfida è garantire che la sostenibilità diventi una condizione naturale della nostra quotidianità”, ha sottolineato Camilla.
Ancora più ampia la riflessione di Paramjiit Kaur, studentessa dell’IIS Capirola di Leno, che ha esposto i risultati di un sondaggio condotto dall’Hub della Conoscenza su oltre 1600 giovani.
Le priorità dei ragazzi? Non solo successo economico e benessere personale, ma anche sostenibilità, cultura e valori.
Tra le principali preoccupazioni, invece, emergono incertezza geopolitica e difficoltà di trovare lavoro. “Spesso veniamo descritti in un certo modo, ma questo sondaggio dimostra che siamo molto più di quello che si racconta di noi”, ha concluso Paramjiit.
Uno dei temi più dibattuti è stato proprio il rapporto tra giovani e lavoro. Ferruccio De Bortoli, giornalista e saggista, ha posto l’accento su un aspetto centrale: dalla ricerca è emerso come, per i giovani, il lavoro non sia più il centro di tutto, è questo è dato di cui tenere conto.
Allo stesso tempo, bisogna ricordarsi che il lavoro è lo strumento principale per la valorizzazione e la promozione della persona umana.
Ha inoltre criticato il modello che vede i giovani assunti prevalentemente per incentivi e sgravi fiscali, invece che per le loro competenze e il loro valore, diminuendo così la possibilità che nasca una nuova imprenditorialità.
Sulla stessa linea, ma con una prospettiva più ampia, Giovanni Azzone, Presidente della Fondazione Cariplo, che ha posto l’attenzione su un altro problema strutturale: la fuga dei giovani in Italia.
“Oggi il nostro capitale umano si sta riducendo, e il mondo in cui operiamo è sempre più a macchia di leopardo: ci sono zone attrattive e zone non lo sono. Il nostro obiettivo deve essere rendere i nostri territori più competitivi, altrimenti le persone e le aziende se ne andranno”.
Per raggiugere questo obiettivo la vera sfida sarà riuscire a coniugare coesione sociale con il “diventare” veri e propri luoghi di sviluppo.
Un’altra chiave di lettura è arrivata dal mondo imprenditoriale con Claudio Rovere, Presidente Holding Industriale Spa, che ha raccontato un modello basato sulla collaborazione tra piccole imprese per affrontare le sfide del mercato.
“Abbiamo unito realtà imprenditoriali di piccole dimensioni per farle crescere in un gruppo industriale più ampio. Il vantaggio? L’imprenditore rimane protagonista delle sua azienda, ma può confrontarsi con altri e affrontare le difficoltà in modo collettivo, ha spiegato Rovere.
Un modello che, come ha sottolineato Noci, moderatore dell’incontro, potrebbe rappresentare una strada percorribile anche per molte realtà bresciane.
A chiudere il convegno, il Professore Noci che ha sintetizzato le principali riflessioni emerse:
- Un motivo per essere ottimisti: il Made in Italy ha ancora grandi potenzialità, ma serve un cambio di passo.
- La necessità di innovare: ogni intervento ha messo in evidenza il bisogno di introdurre elementi di novità rispetto al passato.
- Il capitale umano al centro: l’Italia sta perdendo talenti e competitività. Occorre investire su formazione e occupazione.
Infine, Noci ha rilanciato l’impegno dell’Hub della Conoscenza, che sta già pensando ad un modello di piattaforma nel settore agroalimentare e su nuove forme di collaborazione territoriale, superando i confini amministrativi tradizionali.
“Questo convegno non è stato solo un momento di discussione”, ha concluso, “ma un’occasione per prendere consapevolezza che il cambiamento è necessario. E che dobbiamo avere il coraggio di immaginarlo”.
Un messaggio chiaro, che chiama in causa imprese, istituzioni e cittadini: il futuro dipende dalle scelte che faremo oggi.
GALLERIA FOTOGRAFICA
- Giuliano Noci, Direttore dell’Hub della Conoscenza
- Giuliano Noci, Direttore dell’Hub della Conoscenza
- Camilla Zanetti, studentessa ITAS Pastori
- Parmjiit Kaur, studentessa IIS Capirola
- Ferruccio De Bortoli, saggista e giornalista
- Ferruccio De Bortoli, saggista e giornalista
- Ferruccio De Bortoli, saggista e giornalista
- Giovanni Azzone, Presidente Fondazione Cariplo
- Giovanni Azzone, Presidente Fondazione Cariplo
- Giuliano Noci, Direttore dell’Hub della Conoscenza
- Convegno Territori e imprese del Made in Italy, nuova bussola cercasi
- Claudio Rovere, Presidente Holding Industriale Spa
- Claudio Rovere, Presidente Holding Industriale Spa