Oggi, più che mai, nelle gare sportive si tende a dare attenzione solo al risultato finale. Una vittoria, una medaglia, un podio: è questo che cattura l’attenzione. Eppure, non sempre il risultato coincide con la vittoria più grande.
A raccontarcelo è Giulia Gabrieli, sei volte campionessa europea di karate, disciplina che va ben oltre il semplice sforzo fisico. Dietro ogni gara si nasconde un percorso fatto di sacrifici, allenamento costante e soprattutto forza mentale: elementi che spesso restano invisibili, ma che rappresentano la vera essenza dello sport.
Hiba Lebardi, della Redazione Young Voices dell’ Hub della Conoscenza, ha intervistato la karateka, per raccontare la sua storia.
L’INTERVISTA
Il percorso di Giulia Gabrieli inizia fin da bambina, in modo quasi inatteso. È il fratello infatti, il primo ad avvicinarsi al karate: un bambino timido, spesso escluso dai coetanei anche a causa della celiachia. Su consiglio della pediatra, la famiglia decide di iscriverlo ad uno sport di combattimento, con l’obiettivo di aiutarlo a sviluppare sicurezza e trovare un ambiente in cui sentirsi a suo agio. Giulia, sorella minore, lo segue quasi per caso, ma fin da subito il karate conquista un posto importante nella sua vita. Mentre molti suoi coetanei si allenano due volte a settimana, lei sente il bisogno di fare di più: aumenta gli allenamenti, si mette alla prova e dimostra una forte determinazione. I primi risultati non tardano ad arrivare: quando inizia a gareggiare all’età di sei anni, ottiene già buoni piazzamenti, dimostrando grande impegno e costanza. Tuttavia, è con l’ingresso nel mondo agonistico che la sua dedizione diventa ancora più evidente.

Il karate smette di essere solo una passione e si trasforma in una scelta quotidiana fatta di sacrifici: meno tempo libero, rinunce e allenamenti intensi. Una strada impegnativa, che Giulia continua a percorrere ancora oggi con la stessa determinazione, in particolare perché per lei il karate non è soltanto competizione, ma anche uno spazio personale, uno sfogo, qualcosa che le permette di esprimersi e crescere.
LE TRE PAROLE CHIAVE
Ed è proprio sul concetto di “crescere” che Giulia si è soffermata. Per lei, crescere nel karate significa sviluppare tre qualità fondamentali, ciascuna rappresentata da una parola chiave:
- CRESCITA:«Percorrere una via di crescita personale, passo dopo passo», spiega Giulia. «I gradini di questa via sono come le cinture, dalla Bianca alla Nera. Raggiungere la cintura nera non è la fine: è l’inizio di una fase di crescita ancora più importante».
- CONTROLLO – «Crescere significa anche imparare il controllo: di sé, delle emozioni, delle tecniche in combattimento e del rapporto con l’avversario. Ogni allenamento è un’occasione per diventare più consapevoli e più forti, dentro e fuori dal tatami».
- RISPETTO – «Infine, crescere vuol dire imparare il rispetto: verso il maestro, i compagni e lo sport stesso. Ogni saluto, ogni gesto in palestra contribuisce a costruire questa qualità, fondamentale per diventare non solo atleti, ma persone complete».
Oltre alla crescita personale c’è un altro aspetto fondamentale: la componente mentale. Non è solo uno sport fisico, ma una disciplina che richiede grande concentrazione e preparazione psicologica. Prima di ogni gara l’atleta lavora su sé stessa, si pone un focus, un obiettivo, che cercherà di raggiungere con dedizione e costanza. Bisogna però essere consapevoli: non sempre si arriva pronti al traguardo.
Quando ciò accade, non bisogna abbattersi, ma reagire con ancora più determinazione, cercando di migliorare sempre. Quando invece si arriva ad un obiettivo, quando raggiungi la medaglia o tieni il trofeo in mano, non c’è solo la soddisfazione di una vittoria di fronte agli altri, ma anche una vittoria personale, frutto di sacrifici e allenamenti.
IMPEGNO, DEDIZIONE E PAURE
Giulia Gabrieli racconta anche dell’ansia e della paura, che non spariscono neanche dopo anni di dedizione ed esperienza.«Le considero amiche», spiega, «perché alcune delle mie migliori performance sono nate proprio dall’ansia: mi ha aiutata a organizzarmi al meglio, a gestire il tempo, i pasti e gli allenamenti senza imprevisti».
Alla domanda su quale sia stata la vittoria più importante della sua carriera, Giulia non ha dubbi. Il momento più significativo risale al 2022, a Liverpool, quando ha conquistato un risultato che va ben oltre il podio. Due settimane prima della gara, infatti, un infortunio all’anca aveva compromesso la sua preparazione, rendendo difficile eseguire al meglio il kata e limitando i movimenti. Una situazione che avrebbe potuto fermarla, ma che invece ha messo in luce la sua determinazione: <<Non mi ha abbattuto assolutamente, anzi, cercavo di allenarmi nel migliore dei modi, senza pensare al dolore, ma al fatto che a fine gara mi sarei curata>>. La scelta di non arrendersi, di “stringere i denti” e affrontare comunque la competizione, le ha permesso di vincere. Non solo sul piano sportivo, ma soprattutto su quello personale. «Ho vinto sia mentalmente sia fisicamente», confessa Giulia. «La mia testa è stata più forte del mio corpo».
CONCLUSIONE
L’intervista si conclude con un episodio personale di Giulia, accompagnato da un consiglio rivolto a tutti i karateka e agli atleti che vogliono migliorare. Racconta di una gara in Polonia, nel 2015, dove conquistò una vittoria a squadre in una categoria superiore alla sua. Un risultato importante, su cui verrà poi scritto un articolo di giornale, che attirerà l’attenzione della sua scuola superiore che frequentava all’epoca, al quale decise di intervistarla. Fino a quel momento il suo impegno nello sport non era sempre stato compreso.
Allenamenti intensi, stanchezza accumulata e poco tempo per lo studio avevano spesso suscitato perplessità tra gli insegnanti. «È importante – spiega Giulia – che a scuola gli studenti-atleti possano sentirsi sostenuti e tutelati, perché dedicarsi allo sport richiede impegno e sacrificio». Poi qualcosa cambia, quell’articolo segna il punto di svolta e tutti i suoi sacrifici iniziano a essere visti sotto una luce diversa. Infine, Giulia ci lascia un messaggio importante: se vogliamo migliorare in qualcosa, nulla arriva per caso. Serve impegno, sacrificio e, soprattutto, la volontà di farlo. Bisogna sceglierlo. «Se scegli di fare l’atleta e di migliorare ogni giorno, è perché lo vuoi davvero tu», conclude. Dalle sue parole resta una consapevolezza chiara: il karate non è solo competizione, ma un percorso personale fatto di crescita, sacrifici e conquiste intime.
Forse, da oggi, sarà più facile ricordare che la vittoria che tutti vedono non è sempre la più importante. Le vittorie più grandi sono spesso invisibili, quelle per cui un atleta si allena ogni giorno.
Sara Olivetti, Redazione Young Voices – Istituto Capirola.






