Cosa significa davvero far parte di una squadra? È da questa domanda, al centro di un’indagine avviata dalla redazione Young Voices, che nasce una riflessione sul valore del gioco di gruppo. Non si tratta solo di giocare insieme o condividere un obiettivo, ma di imparare a fidarsi degli altri, ad accettare le sconfitte e a migliorarsi continuamente. Lo sport diventa così uno specchio della vita quotidiana e della scuola, dove il lavoro di squadra è fondamentale per affrontare le difficoltà e costruire qualcosa di significativo.
Unione tra sport e didattica
All’interno dell’Istituto Omnicomprensivo Bonsignori di Remedello, lo sport non rimane confinato in un angolo, bensì diventa parte integrante della vita scolastica. Ad esempio ci sono i numerosi tornei organizzati dalla scuola, occasioni in cui gli studenti sperimentano direttamente il significato di collaborazione, impegno e responsabilità, ma anche progetti didattici,

come quello realizzato dai ragazzi di quinta dell’indirizzo grafico, che ha saputo valorizzare lo sport non solo dal punto di vista pratico, ma anche comunicativo, mettendo in evidenza i suoi valori fondamentali. Proprio all’interno del video realizzato da alcuni di loro, emergono diverse testimonianze di studenti-atleti, presenti in numero molto elevato nel nostro istituto, che raccontano come il percorso agonistico sia fatto di sfide, coraggio e determinazione. Non si tratta solo di prestazione fisica, ma di un’esperienza che forma il carattere: l’audacia di mettersi in gioco, la capacità di lavorare in squadra e, soprattutto, il valore della sconfitta. Perdere, infatti, non è visto come un limite, ma come un passaggio necessario per migliorarsi e acquisire maggiore consapevolezza. In questo contesto, uno degli intervistati richiama una celebre riflessione di Bill Russell, ex cestista, secondo cui “il basket è l’unico sport che tende al cielo”: un’immagine simbolica che esprime la volontà di andare oltre i propri limiti, puntando sempre più in alto sia come atleti sia come persone. Viene sottolineata la crescita a livello di gruppo, perché dagli errori e dai successi di ciascuno, la squadra trae sempre un guadagno. Non si impara solo a giocare con gli altri, ma anche ad ascoltare, comprendere e assistere i propri compagni, anche in un contesto scolastico, perché tutto ciò che si impara sul campo lo si può applicare nel quotidiano: questo è il bello dell’esperienza sportiva.
Gioco di squadra tra i banchi del Bonsignori
Fare gruppo, perciò, non è importante soltanto nello sport ma anche nella vita di tutti i giorni e noi ragazzi lo sperimentiamo sulla nostra pelle a scuola. Fin dal primo giorno ci è stato insegnato che per vivere bene in classe bisogna imparare a lavorare con i compagni in serenità e questa è la filosofia di base anche all’interno dei laboratori del Bonsignori, in cui si impara tanto sulle materie di indirizzo, ma soprattutto ci si conosce davvero. È fondamentale sviluppare l’abilità di lavorare con le altre persone, anche in vista di un futuro lavoro, in cui sicuramente non sarà facile avere un buon rapporto con tutti: la vera sfida è imparare a collaborare con chi è diverso da noi, arrivando a compromessi, comprendendo l’importanza del dialogo, senza screditare il lavoro altrui. L’equilibrio è il cardine che mantiene saldo un gruppo: ognuno ha il proprio compito e non deve sovrastare l’altro; tuttavia ha il dovere di supportarlo e aiutarlo per la buona riuscita del gruppo. Un buon lavoro si sviluppa con le conoscenze e le abilità di ciascuno, perché tutti sono indispensabili e esprimono il meglio di loro stessi e da ciò anche gli altri componenti possono trarre vantaggio per imparare cose nuove. Non è sempre facile trovare un punto d’incontro con tutti i compagni, degli intoppi ci saranno sempre, l’importante è mantenere chiaro l’obiettivo collettivo: lavorare mettendoci il massimo. Tutti si devono impegnare con dedizione e disciplina, associate alla fiducia nell’operato dell’altro perché, quando si uniscono tutti questi elementi, il lavoro non sarà più un semplice compito assegnato dai prof, ma un vero e proprio “gioco di squadra”.
Giulio Iaconisi e Giulia Sandonini, Redazione Young Voices –


