Noi siamo gli insegnanti dell’AI: apprendimento e privacy

20 Marzo 2026

Come impara l’intelligenza artificiale? Molti pensano che l’intelligenza artificiale sia un sistema perfetto e onnisciente. E se vi dicessimo che Intelligenza Artificiale, oltre ad analizzare i dati già presenti su Internet, impara anche dai nostri dubbi e dalle nostre conoscenze, ci credereste? La redazione Young Voices approfondisce il tema tra dati, interazioni umane e implicazioni per la privacy.

L’apprendimento dell’AI

L’apprendimento dell’AI è molto complesso e in generale viene definito con il termine di Machine Learning, cioè “apprendimento automatico”, che è una parte dell’intelligenza artificiale che permette ai computer di migliorare grazie all’esperienza: un po’ come facciamo noi quando impariamo dai nostri errori. Invece di seguire solo regole rigide scritte passo dopo passo da un programmatore, il sistema analizza milioni di dati e cerca schemi e collegamenti, grazie a esempi forniti e, osservandoli, impara a dare risposte sempre più corrette.

Immagine legata all'intelligenza artificiale

Esistono poi metodi più specifici con cui una macchina può apprendere, come con l’apprendimento supervisionato, ovvero al sistema vengono mostrati esempi con la risposta già corretta, oppure con l’apprendimento non supervisionato, in cui non ci sono risposte già pronte e deve trovare da solo somiglianze o connessioni tra i dati. Esiste poi l’apprendimento per rinforzo, che funziona in modo ancora diverso: la macchina compie delle azioni e riceve una sorta di “premio” se fa qualcosa di corretto oppure una “penalità” se sbaglia, poi con il tempo impara quale comportamento conviene ripetere. Si può ben notare perciò come l’AI apprenda esattamente come impara l’uomo: tramite insegnamento, pratica ed errori. Inoltre, come già sottolineato precedentemente, quando interagiamo con l’AI, le domande che le poniamo, i testi che le mostriamo o gli audio e le immagini che le forniamo possono aiutarla a “specializzarsi” in determinati argomenti. L’AI utilizzerà queste richieste e i contenuti correlati per migliorare le proprie risposte su quell’argomento. Quindi è il nostro continuo utilizzo della macchina che le permette di aumentare le sue conoscenze.

La privacy nell’uso dell’AI

Quando interagiamo con l’AI, dobbiamo fare attenzione ai dati che forniamo, soprattutto quelli personali o sensibili.
Non sappiamo dove finiranno, chi li gestirà o per quali scopi verranno usati.

L’AI è uno strumento potente, ma con lati oscuri spesso sottovalutati. Nonostante la sua conoscenza immensa, resta l’uomo a darle valore: senza la nostra ragione, le informazioni rimangono prive di senso. Quello che invece la gente continua a pensare è che la macchina possa sostituire l’essere umano data la sua immensa conoscenza però, come ci ricorda il filosofo Vito Mancuso, è ancora l’uomo a governare su di essa. L’AI conosce poiché è dotata di intelletto, ma non dà valore a queste conoscenze, come invece può fare l’essere umano grazie alla ragione. La macchina potrà sapere molti più concetti di noi, ma assumono un senso solo se dato dall’uomo.

La sicurezza che trascuriamo

Un tema centrale riguarda la privacy: l’uso combinato di social e intelligenza artificiale è sempre più diffuso, soprattutto tra i giovani. Molti trend online prevedono l’utilizzo di AI generative. Ad esempio, si carica una propria immagine e si chiede di modificarla per creare contenuti accattivanti. Ma i like valgono davvero quanto la nostra privacy?

Non tutti sanno che le immagini caricate non vengono solo modificate. Spesso vengono utilizzate anche per addestrare l’intelligenza artificiale. In alcuni casi, questi dati restano nei database delle aziende per un periodo limitato.
Servono a migliorare la capacità dell’AI di riconoscere volti, contesti e dettagli. Di conseguenza, i nostri contenuti potrebbero essere riutilizzati senza che ne siamo consapevoli. Per fortuna, è possibile limitare l’uso dei dati tramite le impostazioni di privacy.
Tuttavia, queste opzioni sono spesso poco conosciute o non sempre disponibili.

Diventa quindi fondamentale essere più consapevoli, non solo nell’uso dell’Intelligenza Artificiale, ma nella gestione dei dati online. Proteggere la propria privacy deve essere una priorità. Anche più del divertimento o della visibilità sui social.

Giulio Iaconisi, Giulia Sandonini, Redazione Young Voices

Istituto Omnicomprensivo Bonsignori

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